Tradizioni campane: il torrone e il giorno dei morti

torrone napoletano cinque gusti

A Napoli e in tutta la Campania il giorno dei morti è una vera e propria ricorrenza paragonabile all’Halloween del 31 ottobre.

Si tratta del giorno successivo alla festa di Ognissanti, che però non è mai stato calendarizzato ed è sentito, simbolicamente, soprattutto nella regione Campania.

Quello che a Napoli si definisce “torrone dei morti” è un dolce di cioccolato lungo tra i 50 e 70 cm venduto a pezzi e a peso. Ad oggi se ne trovano davvero di tutti i gusti nei bar e nelle pasticcerie ma un tempo il torrone dei morti era tutt’altro che morbido e cioccolatoso: al tempo dei nostri nonni il torrone era solo quello di mandorle. Si tratta di blocchi di mandorle caramellate e vendute soprattutto a mo’ di barrette.

Il torrone a cui, invece, siamo abituati noi oggi si differenza da quello classico per gli ingredienti: qui non c’è miele, ma cacao, come abbiamo visto, che viene “intarsiato” e reso più goloso da nocciole, frutta secca o candita, chicchi di caffè, mandorle, riso soffiato e tantissimi altri ingredienti.

La forma del torrone napoletano ricorda, non a caso, la forma delle bare di legno dette in dialetto “tavùti”.

 

Le origini del torrone  

Si tratta di un dolce arabo arrivato in Spagna grazie a una deviazione che ha permesso di sperimentare questo nuovo modo di caramellare e legare a sé la frutta secca.

È proprio grazie a questo stretto legame con la Spagna che si può intuire come mai sia tanto diffuso ancora oggi nel Sud della nostra penisola.

Infatti, esistono delle varietà anche in Sicilia, dov’è altrettanto famoso il torrone.

 

Il giorno dei morti a Napoli: tra sacro e profano

Napoli è una delle città simbolo dell’unione tra sacro e profano. Si tratta di uno dei luoghi più mistici e superstiziosi di tutta Italia. Ecco, probabilmente, perché il giorno dei morti è così sentito nel cuore della Campania.

La leggenda vuole che la notte tra il 1° e il 2 novembre le anime dei defunti tornino a fare visita ai propri cari oltrepassando quel velo di cielo e che restino al loro fianco fino al 6 gennaio: è una sorta di permesso ultraterreno che viene concesso loro.

Parrebbe che i defunti vadano in sogno ai loro parenti e ai loro amici a cui raccontano aneddoti particolari oppure offrono soluzioni ai problemi di vita quotidiana e numeri da giocare al lotto.

Ecco perché la tradizione napoletana vuole che le tavole restino imbandite tutta la notte. Per dare modo ai propri cari defunti di riassaporare dei piatti tradizionali napoletani di cui hanno goduto in vita.

Sulla tavola, inoltre, non può mancare il melograno, simbolo del legame tra la vita e la morte. Ovviamente, poi, protagonista di ogni tavola resta l’immancabile torrone.

 

E voi? Avete mai provato il torrone napoletano? Qual è il vostro gusto preferito?

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