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Il ruolo del cibo nelle società di ogni epoca

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Il cibo è da sempre uno degli attori principali delle nostre vite: per il cibo si sono combattute guerre, conquistati popoli e distrutti altrettanti.

Il cibo può metterci in armonia con gli altri ed essere un buon mezzo di comunicazione. Ma quando può far nascere anche screzi e cattiverie, soprattutto quando manca e si è poco lucidi per pensare razionalmente.

D’altronde, siamo animali programmati per sopravvivere. E il nostro istinto di sopravvivenza ci porta anche ad azioni irrazionali per raggiungere lo scopo di benessere fisiologico.

È proprio per questi motivi che possiamo affermare con estrema convinzione che il cibo, in ogni epoca e in ogni società, ha svolto un ruolo principale nelle vite degli esseri viventi diventando in qualche modo il mezzo per il quale si è data origine anche ad azioni e pensieri incontrollati.

È difficile immaginare gli esseri umani incattiviti e poco lucidi per problemi di scarsità di cibo, invece, vederli proprio nelle situazioni peggiori, deve farci ricordare che l’essere umano è un animale esattamente come tutti gli altri ed è programmato in primis per sopravvivere.

Quando si mettono in atto tutte le tecniche di sopravvivenza, il pensiero e la mente passano sempre in secondo piano.

 

   

La trasformazione della cultura alimentare nella società moderna

 

Oggi sono tanti i comportamenti che si sono trasformati per quel che riguarda la cultura alimentare. Ad esempio, la casa non è vista più come l’unico luogo in cui ci si ristora. È sempre più contemplata l’idea del pranzo a sacco e sicuramente si mangia molto di più al ristorante o in pizzeria rispetto a tanto tempo fa.

Abbiamo introdotto i break fuori pasto, necessità di cui prima non sentivamo l’esigenza.

E sono cambiati anche gli orari e i gusti dei pasti. Ad esempio, oggi sentiamo molto di più la necessità di variare gusti e sapori tra un pasto e l’altro rispetto a prima.

Alimentarsi oggi non è più una semplice soddisfazione della fame. Diventa sempre più importante alimentarsi bene, avendo a cura la propria salute.

Dopo aver passato un periodo lunghissimo dall’industrializzazione agli ultimi anni contemporanei, in cui le innovazioni sono diventate in breve tempo più un male che un bene, si sente il bisogno di tornare alla natura e alle scelte alimentari più genuine.

Il comparto alimentare ha avuto bisogno negli ultimi anni di soddisfare una richiesta di cibo molto alta rispetto agli standard di una volta. Testimone di una società di massa sempre più cieca e insoddisfatta, che non ha saputo guardare oltre il suo naso e fermarsi per chiedersi “Aspetta, ma per avere a disposizione tutte queste risorse alimentari in eccesso, quali effetti causo a ciò che mi circonda?”

Ciò che ha avuto la peggio per lunghissimi anni e, ahimè, continua ad averla, è l’ambiente. Ci troviamo in una situazione climatica ormai diventata insostenibile e solo adesso che i danni sembrano pressoché irreparabili stiamo facendo un passo indietro rendendoci gradualmente conto di quanto sia importante correggere le nostre scelte alimentari per il bene del mondo che abitiamo e di noi stessi.

 

   Com’era visto il cibo una volta?

 

La vita era sicuramente più facile e semplice. Si disponeva di poco e quel poco ce lo si faceva bastare ampiamente.

Le società pre-consumismo erano molto più ingenue. Inoltre, la loro vita era incentrata tutta per la produzione finalizzata alla sussistenza per sé stessi. Non si trovavano nella condizione di sviluppare vizi, capricci o preferenze. Perché le scelte alimentari erano poche, altrettanto pochi erano coloro che potevano mettersi in grado di scegliere.

Tutti gli altri erano costretti ad accontentarsi. Ma erano felici lo stesso quando, a fine giornata, potevano coricarsi a stomaco pieno.

Nelle società antiche si migrava continuamente a causa del cibo. Quando un villaggio non poteva più garantire lavoro e la sussistenza dei beni primari, interi villaggi erano costretti a migrare verso terre più prospere.

Ecco perché prima l’uomo era molto più nomade. Il cibo è sempre stata la risposta.

 

Il ruolo sociale del cibo

Ciò che non si può discutere, è il ruolo sociale che il cibo ha sempre avuto nelle società antiche come in quelle contemporanee. Come dicevamo prima, è stato causa di dolore e sangue, perché “quando si è affamati non si guarda nessuno in faccia”.

Altre volte è stato protagonista di manipolazioni politiche finalizzate alla conquista di territori.

Oggi, sicuramente più di prima, è un mezzo che ci permette di ampliare le nostre comunicazioni. È un punto d’incontro equo che permette alle persone di accrescere la propria convivialità.

Pensiamo ad esempio ai riti della domenica, che vedono le famiglie riunirsi a tavola per condividere il pranzo.

O pensiamo alle cene e ai pranzi dei periodi di festa, in cui il rito del cibo è importante anche per rendere lode e grazia a Dio.

Il cibo è anche un mezzo di dimostrazioni religiose: basti pensare alle regole della Quaresima o del Ramadan.

È, come dicevo io, il mezzo migliore per comunicare. Non so se abbiate mai sentito il detto “a stomaco pieno si fanno gli affari migliori”.

Un adagio che dice molto più di quel che sembra, perché in fondo è vero, quando il cibo scarseggia torniamo ad essere degli animali che non possono dire di distinguersi per la dote di pensiero sviluppata. Si torna ai propri istinti primordiali, si è scontrosi, incattiviti, arrabbiati.

Il cibo mette tutti d’accordo e rasserena gli animi. Ancora oggi può essere un mezzo diplomatico molto efficace. Sicuramente più efficace di fucili e bombardamenti.

Peccato che in molti non ne riescano ancora a comprendere la forza, o più probabilmente, fingono di non capire.

 

  La fame nei reality

 

Sembrerà una sciocchezza, eppure, il programma televisivo “L’Isola dei famosi” mostra una parte molto interessante dell’essere umano.

È proprio per questo che ho deciso di menzionarlo. Perché sono fortemente convinta che sia la massima espressione dello stato animale dell’essere umano. Uno stato che esce fuori solo quando patiamo la fame e “vediamo rosso”.

Ogni senso lascia il posto a un solo meccanismo: quello di sopravvivenza. Non si ragiona più, si è sempre di malumore, si diventa violenti, si scatenano liti anche senza presupposti.

Quado c’è la fame, ci si svuota di ogni valore. Tutto ciò che resta è l’animale che è in noi.

E credo che questo dovrebbe farci riflettere: siamo davvero esseri superiori agli animali?

 

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