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La filosofia vegana, etica e scelte alimentari

pomodoro verde

Il veganismo è un sistema di vita empatico e sostenibile che ha delle basi concrete. Condividerle o meno è una scelta ma conoscerle può servire a capire meglio il modo in cui mangiamo, a beneficio del pianeta.

Quando si parla di veganismo spesso si usa impropriamente l’espressione “dieta vegana”, associando questa scelta alimentare all’idea di privazione, oppure circoscrivendo la sua applicazione al cibo. Molte persone che adottano questo stile di vita, invece, non solo non sentono di rinunciare ad alcunché, ma cercano di applicare quanta più coerenza possibile per ridurre la sofferenza animale, umana e ambientale. Vediamo più da vicino quali sono le idee che muovono questa scelta radicale. 

La filosofia vegana parte dal rispetto assoluto per l’animale. 

Il protagonista assoluto di questa scelta è il benessere animale, al quale le persone vegane tengono oltremodo. Non si può negare che mangiare carne, salumi, latticini e uova nel 2021 significa approvvigionarsi da una filiera che, come si è visto anche nella cronaca più recente, non maschera di applicare metodi da catena di montaggio a quello che a una volta era un allevamento più lento e rispettoso delle fasi di vita dell’animale. Lo stesso vale per il pesce, il cui consumo è cresciuto esponenzialmente nell’ultimo ventennio non tanto a livello privato quanto per l’apertura incontrollata di all you can eat e simili.  Optare per acquisti biologici, a chilometro 0, o stagionali per le persone vegane non è abbastanza. Chi abbraccia la filosofia vegana, oltretutto, non consuma miele, non si veste di pelli e lane, e presta particolare attenzione a quegli ingredienti (colle di origine animale, gelatine, eccetera) che possono celare lo sfruttamento animale. 

La filosofia vegana chiede rispetto per la Terra. 

Le verità che permeano il modo di pensare di chi sposa la filosofia vegana spesso possono risultare scomode. Non è facile accettare, ad esempio, che l’allevamento indiscriminato dei bovini è responsabile di molto del gas serra che viene prodotto in atmosfera. Oppure che la pesca senza controllo incide pesantemente su interi ecosistemi.  La filosofia vegana, oltretutto, si erge contro deforestazioni, sfruttamento indiscriminato delle risorse, monocolture portate all’eccesso in zone del mondo in cui, per gli autoctoni, si coltiverebbe tutt’altro. Ovviamente questi sono temi che scaturiscono da complessi equilibri geopolitici, ma per le persone vegane la scelta individuale è la prima carta da giocare per far sentire la propria voce anche nei palazzi della politica. 

Fair trade e sostenibilità sociale: la filosofia vegan mette al centro anche l’uomo.

Quando vengono accusati di tenere più agli animali che agli esseri umani, i vegani spesso rispondono che nelle loro scelte di vita e di alimentazione la preoccupazione per il sociale non è manifesta quanto invece il dire “no” ai prodotti di origine animali. Questo perché la filiera alimentare, tanto attenta a certificare i prodotti biologici o tipici, è evasiva quando si tratta di caporalato, sfruttamento dei contadini, aste al ribasso, e quant’altro. Non soltanto le persone vegane, ma tutta l’opinione pubblica chiede sempre più a gran voce di intervenire concretamente in questa filiera produttiva. Il marchio Fair Trade o altri standard di conformità sociale sono un primo passo verso quella che la filosofia definisce una “società eco” e non una “società ego”.

Perché vegetariano non basta?

I vegetariani non mangiano carne e pesce ma a seconda della scelta personale consumano latticini e uova. La filosofia vegana pone l’attenzione su una corrente di pensiero molto complessa: l’antispecismo, vale a dire il rifiuto totale dello specismo, secondo il quale noi essere umani siamo superiori agli animali e abbiamo il diritto di sfruttarli per i nostri bisogni. 

La filosofia vegana interviene su molte altre industrie oltre quelle alimentari, come l’abbigliamento e i beni di consumo, l’intrattenimento (pensiamo al circo con animali, ai parchi divertimenti con cetacei e pesci vivi), la farmaceutica e la cosmetica. Il vegetarianesimo, invece, per quanto possa essere sensibile a certi temi, vive la sua come una scelta che si concentra di più sulle abitudini alimentari. 

La filosofia vegana nasce in Occidente?

A chi mastica la filosofia tornerà sicuramente in mente lo strano protocollo alimentare di Pitagora, il filosofo greco padre – tra le altre cose – della matematica moderna. Oppure, per chi ha dimestichezza con l’India e le sue religioni, non sarà un segreto che in questo splendido paese la cucina vegana è quella più diffusa, e non per ragioni economiche. Alcune correnti dell’Induismo, per esempio, adottano la filosofia vegana in maniera anche molto radicale come nel caso del Jainismo. Allo stesso tempo bisogna sottolineare che il veganismo, dopo anni di scherno e di diffidenza, viene sempre più considerato come alternativa possibile. Basti pensare che molti atleti professionisti adottano questo stile di vita nonostante i loro organismi siano tra i più efficienti al mondo, così come molte celebrità dello spettacolo. In alcuni paesi come la Germania, gli USA e il Nord Europa, il numero delle persone vegane aumenta di anno in anno. E in Italia? Piano piano si sta cominciando a capire che lo stile di vita vegano può essere un’alternativa, anche gustosa. Magari per un singolo pasto, magari per la vita. 

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