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Procida “ruba” la zingara ischitana

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Tutti conosciamo la zingara ischitana, da nord a sud è sicuramente uno dei panini più famosi e riproposti in tavole calde e paninoteche. Proprio come il suo nome lascia intendere, si tratta di un crostone nato e cresciuto nell’isola di Ischia, in Campania. Una vera delizia dal sapore d’estate.

Se siete in vacanza a Ischia, sicuramente è d’obbligo mangiare la zingara ischitana, crostone realizzato con il pane casereccio bruschettato e farcito con un velo di maionese, mozzarella, prosciutto crudo, fette di pomodoro e poche foglie di insalata.

È probabilmente la sua semplicità e la qualità della materia prima che hanno reso così famosa la zingara ischitana un po’ ovunque. Infatti, il crostone è ormai talmente famoso da essere reperibile anche fuori dai confini dell’isola di Ischia. Ad esempio, non spostandoci troppo geograficamente, è possibile mangiarne degli ottimi anche sull’isola di Procida.

Ed è proprio qui che poche ore fa è insorto un giallo: la vera paternità di questo panino.

Infatti, pare che il locale “Il gazebo” nei pressi del porto di Marina Grande a Procida, avrebbe riscattato la paternità della zingara depositandone anche il marchio.

“”La Zingara, l’originale è nata qui.” Affermano dalla pagina Instagram ufficiale del locale.

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Agli ischtani, inutile che stia qui a dirlo, la cosa non è affatto andata a genio. E subito è nata una vera e propria rivolta social per chiedere alle persone di contestare il marchio agli organi di competenza.

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Nonostante le parole de “Il gazebo”, la rabbia generale di Ischia è più che plausibile. Infatti, è questa l’isola che ne detiene a tutti gli effetti nella mentalità culturale italiana la patria potestà a pieno titolo. Il famoso crostone è nato alla fine degli anni ’70 nel borgo di Ischia Ponte, nell’ormai noto pub “La virgola”.

Ma allora perché il locale procidano ha deciso di fare un tale passo falso? Cerchiamo di fare chiarezza.

Il locale dovrebbe essere legalmente dalla parte della ragione

Per quanto possa far rabbia la cosa, purtroppo il locale in questione è legalmente con la coscienza pulita e può procedere con la registrazione del marchio (salvo eventuali contestazioni). Questo perché, per quanto nel collettivo comune la zingara ischitana appartenga – appunto- a Ischia, resta il fatto che negli anni nessuno ha deciso di tutelarne il marchio ai fini legali (proprio in virtù di spiacevoli vicissitudini come quella appena accaduta).

Perciò, legalmente, potrebbe anche trattarsi di un’operazione legittima. Non è però detta l’ultima parola, come sottolinea l’avvocato Paolo Maria Cesiano, specializzato in diritto di impresa e d’autore e fondatore di “Diritto del Web“.

Per l’occasione, abbiamo scambiato due chiacchiere con lui per chiedere un parere più professionale in merito:  “Un marchio per poter essere correttamente registrato ed avere una reale utilità deve avere una chiara capacità distintiva, non potendosi registrare marchi che si limitino ad indicare un prodotto oppure una parola di uso comune.

Per essere pienamente valido e utile, un marchio deve infatti avere carattere di originalità. “La zingara” – per riferirsi al panino con i suoi ingredienti e modalità di preparazione tipiche – è diventata ormai una locuzione di uso comune ed anche se la registrazione dovesse andare a buon fine, il titolare del marchio non avrebbe tutela nei confronti di terzi, trattandosi in questo caso di un marchio c.d. debole.

Un marchio debole che utilizza una locuzione che non ha più alcun carattere di originalità non potrà dare alcuna tutela al titolare del marchio, che vedrebbe rifiutarsi dinanzi ad un Tribunale qualsiasi pretesa di esclusiva nei confronti dei terzi che volessero continuare ad utilizzare tale locuzione.”

Ma ecco perché, a livello di comunicazione e marketing, questo gesto (legittimo o meno che sia) potrebbe gravare enormemente sull’immagine del locale “Il gazebo”.

 

La strategia di marketing

Se avessero avuto un buon team responsabile del marketing e della comunicazione del locale, probabilmente tutto questo non sarebbe accaduto. E devo dirvi la verità, fino a un certo punto stavano facendo anche le cose per bene.

Infatti, il locale in questione aveva da poco annunciato un cambio di rotta dei propri servizi, passando dalla produzione di una variegata produzione di panini, alla produzione sola del loro cavallo di battaglia: la zingara, appunto.

Nel marketing questa mossa strategica si chiama “verticalizzazione”: non hanno fatto nient’altro che focalizzarsi su un loro singolo prodotto, il migliore, proponendo la produzione solo di quello e diventando i leader nella produzione sull’isola (tranquilli, nulla di nuovo. Questo è alla base di un marketing strutturato e ben fatto, che possiamo anche più dettagliatamente definire Brand Positiong (posizionamento del brand).

In effetti, su un’isola come Procida, proporre un locale specializzato nella produzione di un unico prodotto, non può che essere un bene

  • Perché è alla base di qualsiasi strategia di marketing ben fatta
  • Perché in un’isola in cui ancora tutti hanno la mentalità nel fare “tutti un po’ di tutto” è bene che si progredisca

Il passo falso

Il passo falso l’hanno effettuato quando hanno deciso di “puntare tutto” su un cavallo di battaglia che appartiene già a qualcuno. È come se domani Gino Sorbillo si svegliasse e decidesse di registrare il marchio “pizza”. Capite bene che si tratta di una follia.

Avrebbero potuto giocare molto meglio le carte della loro nuova Brand Identity decidendo di puntare tutto su un prodotto unico, solo loro. Magari inventandosi il nome di un buon panino di cui registrare il marchio (oppure, ancora meglio, pensare di continuare a puntare sul gusto della zingara ischitana battezzandola con un nome totalmente differente).

Così, invece, hanno deciso di vincere facile senza mettere in conto che sarebbe stata solo una perdita di immagine (e di soldi dato che immagino che il deposito del marchio e il restilyng siano servizi che hanno pagato).

È un vero peccato, anche se di cadute di stile del genere ne abbiamo viste commettere a nomi anche più grossi. Quindi, sicuramente non c’è da meravigliarsi in merito.

 

Le responsabilità del pub La Virgola

Ciò che dispiace è apprendere che negli anni il pub la virgola non abbia avuto il giusto spirito imprenditoriale. Avrebbe potuto riscuotere i suoi diritti legali nei confronti di questa prelibata invenzione probabilmente tempo fa, chissà.

Questo ci ricorda che è sempre meglio prevenire che curare, altrimenti poi ci si ritrova in queste spiacevoli situazioni.

D’altronde, all’epoca in cui è nata La Zingara, chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe diventata una vera star della cucina.

Resta un’unica lezione da imparare da questo scivolone: non c’è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione. Penso proprio che i proprietari del gazebo se lo ricorderanno bene d’ora in poi.

Ah no, le cose da imparare sono due in realtà. La seconda è che bisogna sempre valutare adeguatamente i professionisti ai quali ci si affida. Perché sicuramente un buon professionista del marketing e un buon legale tutta questa cattiva esposizione mediatica l’avrebbero evitata dispensando consigli professionali adeguati.

In ogni caso, noi ci schieriamo con tutti gli ischitani che nelle ultime ore hanno fatto sentire la loro voce a pieni polmoni e vi consigliamo, se ancora non ne avete avuto l’occasione, di gustare al più presto una buona zingara ischitana.

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